Anatocismo Bancario: cosa s’intende e cosa fare se ci riguarda

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In questo articolo si chiarirà che cos’è l’anatocismo bancario, il suo significato e gli ambiti in cui si è principalmente manifestato, oltre a cosa occorre fare se l’anatocismo ci riguarda.

Significato di anatocismo bancario

L’anatocismo è definito come la creazione di nuovi interessi da parte di vecchi interessi scaduti e non pagati su un debito pecuniario preesistente.

Già il codice civile aveva stabilito a tal proposito, con l’art. 1283, che “In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

In altre parole, il Codice Civile del 1942 prevede che si possano generare interessi sugli interessi in due casi:

1. dopo avere fatto causa a qualcuno che non pagava.

2. nel caso le parti avessero raggiunto un accordo dopo la scadenza dei primi interessi.

Evidentemente si tratta di due casi genericamente non utilizzabili dalle banche.

Dato che il codice prevede che queste regole valgano “in assenza di usi contrari”, le banche hanno sempre sostenuto che richiedere interessi su interessi costituisse un uso, una prassi condivisa da tutti gli istituti di credito, e per ciò giustificata.

Fino a pochi anni fa, quindi, le banche avevano adottato la prassi condivisa di addebitare gli interessi a debito del correntista ogni tre mesi, ma di accreditare gli interessi maturati a credito dagli stessi correntisti una sola volta l’anno, creando così un’evidente disparità di trattamento tra debiti e crediti in capo agli stessi soggetti.

Una nuova pronuncia della Cassazione del 2015 (la numero 9127 del 6 maggio) ha evidenziato profili di illegittimità anche per la capitalizzazione annuale degli interessi debitori, creando così maggiori difficoltà in capo alle banche per l’addebito di interessi anatocistici.

Un più recente dibattito tuttora in corso tra econometristi e giuristi, ha riguardato la sussistenza intrinseca dell’anatocismo bancario nell’adozione, da parte delle quasi totalità degli istituti di credito, del piano di ammortamento alla francese. In altre parole, secondo questa interpretazione vi sarebbe anatocismo in ogni mutuo e finanziamento che adotti il piano di ammortamento alla francese. Questo orientamento risulta però privo, al momento, di adeguati riscontri giurisprudenziali.

Un altro interrogativo ha riguardato, recentemente, la natura anatocistica del calcolo degli interessi di mora nei mutui e nei finanziamenti, posto che le rate scadute si compongono, nella loro natura, da una quota di interessi oltre che di una quota di capitale. Anche in questo caso, ad oggi mancano alla tesi enunciata adeguati supporti giurisprudenziali.

5 punti per capire cosa fare se l’anatocismo bancario riguarda anche te

Nel caso ritenessi di essere colpiti da anatocismo bancario, potrebbe essere utile procedere in questo modo:

1. verificare che esistano i presupposti per la presenza dell’anatocismo bancario. Occorre cioè capire se si è, o si è stati, titolari di un conto corrente che abbia generato interessi a debito. Generalmente si tratta di conti correnti, personali o aziendali, oggetto di previo affidamento da parte della banca.

Nel caso invece si sia, o si sia stati, titolari di mutui o finanziamenti con ammortamento alla francese, o siano state avanzate richieste il pagamento di interessi moratori, data l’assenza, al momento, di significative decisioni giurisprudenziali in argomento, occorrerà valutare la presenza di eventuali ulteriori aspetti critici nel rapporto contrattuale (per esempio estinzione anticipata del rapporto, presenza di una fideiussione omnibus stipulata in base allo schema redatto dall’ABI, eventuale vessatorietà della clausola regolante gli interessi moratori, aspetti di usura e altro);

2. verificare che non sia decorso il termine di prescrizione per la tutela dei propri diritti. In seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 78 del 2012, si considera che il termine di dieci anni debba decorrere a partire dalla chiusura del rapporto contrattuale o dal momento dell’ultimo pagamento dovuto, nel caso di titolarità di conto corrente che abbia generato interessi a debito.

Occorrerà considerare se, prima del decorso del termine di prescrizione, si siano verificati episodi utili a interromperla, come ad esempio una comunicazione via posta raccomandata o via posta elettronica certificata all’istituto di credito contenente una richiesta di corresponsione delle somme ritenute dovute a seguito degli episodi di anatocismo;

3. avere a disposizione la documentazione contrattuale e contabile che possa dimostrare la sussistenza dell’anatocismo. Serve, in altre parole, avere a portata di mano contratto di conto corrente e il contratto di affidamento stipulati con la banca e gli estratti conto relativi al periodo in cui si è verificato l’anatocismo. Se tale documentazione non è a disposizione, occorre farne apposita richiesta allo stesso istituto di credito.

Dato che l’ottenimento della documentazione risulta basilare per ogni eventuale futura iniziativa, si potrà valutare di rivolgersi a un professionista per la redazione della richiesta;

4. scrivere e spedire un reclamo alla banca. Il reclamo dovrà contenere l’indicazione delle generalità di chi lo effettua ed essere trasmesso preferibilmente all’istituto di credito via posta raccomandata o elettronica certificata. Lo stesso reclamo dovrà indicare i periodi in cui l’anatocismo si ritiene manifestato, le ragioni per le quali si pensa sussistere lo stesso anatocismo e le richieste che si intendono rivolgere alla banca.

Dal momento che il reclamo deve contenere le richieste avanzate all’istituto di credito, e potrà costituire la base di eventuali future iniziative, si potrà valutare di rivolgersi a un professionista per la redazione dello stesso.

5. nel caso le richieste avanzate con il reclamo non vengano accolte, servirà valutare se ribadirle con l’attivazione di una procedura di mediaconciliazione, per cui è necessaria l’assistenza tecnica di un avvocato, oppure avanzarle nuovamente tramite un ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario, l’organismo di composizione stragiudiziale delle controversie costituito presso la Banca d’Italia. In quest’ultimo caso l’assistenza di un difensore non è obbligatoria, ma può essere utile per aumentare le possibilità di successo dell’iniziativa.

Esaurite le iniziative precedenti, non rimarrà che valutare l’avvio di un procedimento giudiziale per accertare l’esistenza dell’anatocismo bancario e, di conseguenza, richiedere la restituzione delle somme illegittimamente percepite dalla banca.

Se sospetti di essere vittima di anatocismo bancario e desideri ottenere un risarcimento, contattami per capire insieme come procedere.

DISCLAIMER: Questo articolo è un tentativo di rendere più fruibili nozioni giuridiche anche intricate. Nasce dalla necessità di limitare il legalese e il latinorum, senza offrire soluzioni semplici (e sbagliate) per questioni complesse. Questo articolo non ha valenza scientifica o accademica, e non è una consulenza legale: per ogni dubbio o informazione, consultate un avvocato!