Cosa fare in caso di successione ereditaria?

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In questo articolo proveremo a capire meglio cosa significa successione ereditaria e cosa fare quando se ne deve affrontare una.

Successione ereditaria: cosa significa

Con l’espressione successione ereditaria per causa di morte si intende generalmente il subentro, da parte di uno o più soggetti in vita, nelle posizioni giuridiche attive e passive di un altro soggetto, ormai deceduto. In altre parole, alla morte di una persona inizia un procedimento che mira a sostituire il deceduto con uno o più soggetti nel godimento del patrimonio del defunto, nella gestione dei suoi rapporti contrattuali, nell’adempimento delle sue obbligazioni.

La successione ereditaria si può basare sulla volontà espressa dal defunto nel testamento (in questo caso si tratta di successione testamentaria), oppure, in assenza di testamento, può fondarsi sulle regole stabilite per legge (in quest’altro caso si assisterà alla successione legittima). In ogni caso, la libertà del defunto di disporre delle proprie sostanze trova un limite nella disciplina della successione necessaria, che prevede che parte del patrimonio di chi muore sia per forza destinato ai famigliari più prossimi.

Si può beneficiare della successione in due diversi modi:

  • come erede universale ci si sostituisce al defunto nella totalità dei beni e rapporti giuridici già a suo nome, rispondendo anche dei debiti;
  • come legatario, invece, si subentra al defunto solo nel godimento di un determinato bene o diritto reale, senza però dovere rispondere delle passività in capo alla persona scomparsa.

La successione può riguardare anche persone non ancora nate: la legge prevede infatti che siano capaci a succedere i soggetti capaci di assumere la titolarità delle situazioni attive e passive facenti capo al defunto, nati o anche solo concepiti al momento di apertura della successione legittima, e quindi nati entro 300 giorni dalla morte della persona scomparsa.

Sono vietati e considerati nulli i patti successori, cioè gli atti, diversi dal testamento, con i quali si dispone della propria eredità. Per esempio, è nullo l’impegno a non fare testamento, così come è nullo il patto con cui ci si impegna, dietro compenso, a nominare qualcuno come proprio erede universale.

Cosa fare quando si affronta una successione ereditaria

Una volta accertatisi di essere chiamati all’eredità, per prima cosa occorre comprendere se si intende accettarla: è utile ribadire, infatti, che con il procedimento di successione chi diventa erede subentra al defunto non solo nel godimento dei beni, ma anche nell’adempimento delle obbligazioni. Per esempio, se il defunto aveva acquistato un’auto nuova con un finanziamento rateale, l’erede universale diventerà proprietario dell’automobile ma sarà obbligato a pagare le rate ogni mese: lo stesso meccanismo si applica alla casa acquistata con mutuo e a qualsiasi altro rapporto.

L’accettazione può anche avvenire con beneficio d’inventario: si tratta di una modalità di accettazione che consente di tenere distinti il patrimonio del defunto e quello dell’erede, in modo che quest’ultimo non possa essere tenuto a pagare i debiti della persona scomparsa oltre quanto abbia ricevuto per effetto della successione. Il termine per effettuare l’accettazione con beneficio è di tre mesi dal decesso del defunto per l’erede che sia in possesso dei beni ereditari. L’accettazione con beneficio d’inventario è inoltre l’unica possibile per I minori, gli interdetti e gli inabilitati, che possono accettare solo per mezzo dei loro rappresentanti legali.

L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita.

L’accettazione espressa è fatta per atto pubblico del notaio o per scrittura privata, da trascriversi nei registri immobiliari se nell’eredità sono compresi beni immobili. L’accettazione con beneficio d’inventario può essere fatta solo in forma espressa, rivolgendosi a un notaio o, in alternativa, alla cancelleria del tribunale civile del luogo dell’ultimo domicilio del deceduto. Il termine per la presentazione, sia dell’accettazione sia della non accettazione, è di dieci anni dalla morte del defunto.

Tuttavia, l’accettazione può avvenire anche tacitamente, senza alcuna formalità. E’ questo il caso del chiamato all’eredità che pone in essere comportamenti che presuppongono la concreta ed effettiva volontà di accettare l’eredità pur in assenza di una dichiarazione esplicita in tal senso. Si pensi, ad esempio, al chiamato all’eredità che utilizza quotidianamente il veicolo già di proprietà del defunto, oppure che perfezioni la voltura catastale dell’immobile di proprietà del deceduto pagandone le spese condominiali. Nel caso non si sia arrivati alla decisione di accettare l’eredità, si dovrà quindi prestare attenzione a evitare atti che abbiano l’effetto di configurare un’accettazione tacita: in caso contrario, si corre il rischio di vedersi contestare l’accettazione con conseguente responsabilità personale anche per le passività del defunto.

Entro un anno dalla morte della persona deceduta, inoltre, occorre che i chiamati all’eredità presentino la dichiarazione di successione. Quest’ultima è obbligatoria quando il patrimonio lasciato in eredità consta di una somma di denaro che supera i 100.000 euro o un immobile. Si tratta di un atto di rilevanza fiscale, utile per il pagamento della tassa di successione e delle imposte di trascrizione. La presentazione della dichiarazione di successione non implica la volontà di accettazione dell’eredità: i termini previsti per i due istituti sono infatti distinti e non coincidenti (un anno per la dichiarazione di successione, dieci anni per l’accettazione dell’eredità): non è infrequente imbattersi in casi di persone che abbiano presentato la dichiarazione di successione senza avere ancora accettato l’eredità.

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DISCLAIMER: Questo articolo è un tentativo di rendere più fruibili nozioni giuridiche anche intricate. Nasce dalla necessità di limitare il legalese e il latinorum, senza offrire soluzioni semplici (e sbagliate) per questioni complesse. Questo articolo non ha valenza scientifica o accademica, e non è una consulenza legale: per ogni dubbio o informazione, consultate un avvocato!