Estinzione anticipata dei finanziamenti: cosa c’è da sapere sulla sentenza della Corte Costituzionale del 22.12.2022

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In questo articolo cercheremo di comprendere quali siano gli effetti, sui clienti di banche e finanziarie, della sentenza della Corte Costituzionale n. 263 del 22.12.2022. Successivamente, spiegheremo cosa fare per richiedere un rimborso in caso di estinzione anticipata del finanziamento.

Estinzione anticipata dei finanziamenti: la Corte Costituzionale dà ragione ai consumatori

L’estinzione anticipata di un finanziamento si verifica quando il debitore salda il debito residuo di un finanziamento prima del termine originariamente previsto e indicato nel piano di ammortamento.

Si tratta di una possibilità sempre a disposizione del cliente, sia per i finanziamenti concessi per l’acquisto di beni di consumo, sia per i finanziamenti personali.

Successivamente alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del giorno 11.09.2019 (chiamata “Lexitor”), per i consumatori che estinguono un finanziamento era possibile richiedere il rimborso parziale di tutti i costi connessi al credito utilizzando, in mancanza di diversa indicazione, il criterio proporzionale: in altre parole, la banca doveva restituire una percentuale (di tutti i costi connessi al credito pari) alla quota delle rate residue. Così, per esempio, se l’estinzione anticipata avveniva dopo il 10% delle rate previste, secondo il criterio proporzionale al cliente spettava un rimborso del 90% dei costi sostenuti per l’erogazione del finanziamento, oltre al risparmio degli interessi futuri previsti dal piano di ammortamento.

Il successivo decreto Sostegni bis del Governo Draghi aveva limitato la possibilità di richiedere il pieno rimborso previsto dalla Corte di Giustizia solo per i contratti stipulati dopo il 25.05.2021. Per i finanziamenti stipulati prima di questa data, invece, sarebbe stato possibile ottenere il rimborso solo della parte dei costi trattenuti all’origine e relativi all’intera durata del finanziamento (chiamati costi recurring).

Con la sentenza 263 del 22.12.2022 la Corte Costituzionale è intervenuta sul tema, decretando l’illegittimità costituzionale di alcuni aspetti della norma contenuta nel decreto Sostegni bis e dando così ragione ai consumatori. Per chi ha già estinto, o intende estinguere in anticipo un finanziamento, torna quindi la possibilità di richiedere il rimborso parziale di tutti i costi connessi al credito, compresi quelli legati all’erogazione dello stesso (chiamati up front).

Si tratta di una importante affermazione dei diritti dei consumatori in quest’ambito, ottenuta in opposizione alle posizioni espresse sul tema dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri: nella stessa sentenza, la Corte ha ribadito il ruolo centrale delle decisioni della Corte di Giustizia Europea e l’obbligatorietà del rispetto dei principi giuridici espressi dagli organi e dalle autorità dell’Unione.

Cosa fare per richiedere un rimborso in caso di estinzione anticipata

Se si è estinto anticipatamente un finanziamento, o se si intende farlo prossimamente, serve innanzi tutto procurarsi una copia del contratto di finanziamento, assieme a una copia del conteggio di estinzione anticipata che la banca deve fornire ogni volta che si intende cessare un finanziamento prima del tempo.

Si tratta di documenti di facile reperimento, talvolta presenti anche nell’area personale on line messa a disposizione dagli istituti di credito per i propri clienti. Tuttavia, se non li si ha a disposizione, è possibile richiederli alla banca, in autonomia o rivolgendosi a un esperto. Le copie richieste dovranno essere consegnate, da parte dell’istituto di credito, entro 90 giorni dalla richiesta.

Dopo essersi procurati contratto di finanziamento e conteggio di estinzione anticipata, bisognerà controllare ogni voce di costo presente nel conteggio di estinzione anticipata, per assicurarsi che le banche abbiano provveduto,  o intendano provvedere, al conteggio o al rimborso di tutti i costi connessi al credito, e non solo di una parte di essi.

Anche se questo incombente può certamente essere svolto in autonomia, l’aiuto di un avvocato o di un’associazione dei consumatori può essere utile sia per esaminare con più facilità ogni singola situazione, sia per conteggiare adeguatamente le somme di denaro cui si ha diritto.

Se dovesse emergere che non sono state riconosciute tutte le somme realmente spettanti, bisognerà poi inviare un reclamo alla banca o alla finanziaria e, in caso di mancato accoglimento, valutare l’attivazione di una procedura di risoluzione stragiudiziale della controversia o la proponibilità di una domanda giudiziale.

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DISCLAIMER: Questo articolo è un tentativo di rendere più fruibili nozioni giuridiche anche intricate. Nasce dalla necessità di limitare il legalese e il latinorum, senza offrire soluzioni semplici (e sbagliate) per questioni complesse. Questo articolo non ha valenza scientifica o accademica, e non è una consulenza legale: per ogni dubbio o informazione, consultate un avvocato!