Conto corrente bloccato dopo il decesso: cosa fare

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Un conto corrente bloccato dopo il decesso di un familiare può creare difficoltà agli eredi, soprattutto quando la banca continua a rinviare il pagamento nonostante la consegna dei documenti richiesti. Si compilano i moduli, si risponde alle richieste della filiale e si attende. Poi viene chiesta un’altra firma o un’integrazione, senza che sia chiaro quando sarà possibile ottenere le somme.

Un periodo di attesa può essere necessario. La banca deve verificare chi abbia diritto a ricevere il denaro e accertare che siano stati assolti gli adempimenti richiesti dalla legge. i controlli, però, non giustificano qualsiasi ritardo: quando la documentazione è completa, gli eredi hanno interesse a ottenere il pagamento e a conoscere gli eventuali ostacoli che ancora lo impediscono.

Il problema emerge anche dai dati ufficiali. Nel rapporto sugli esposti pubblicato a giugno 2026, Banca d’Italia rileva che l’aumento delle lamentele nel 2025 è riconducibile soprattutto ai blocchi dell’operatività dei conti correnti e alle difficoltà nelle successioni.

Per capire come sbloccare il conto corrente del defunto, il primo passo è individuare la ragione effettiva del mancato pagamento. Una pratica incompleta, un contrasto fra eredi e un ritardo nell’organizzazione della banca richiedono interventi diversi.

Perché il conto viene bloccato e quali documenti servono

Quando apprende del decesso del titolare, la banca deve ricostruire la situazione successoria prima di liquidare le somme agli aventi diritto. Essere un familiare del correntista non basta, da solo, a ottenere il pagamento: occorre dimostrare il titolo in base al quale si chiede di riscuotere.

A questa verifica si aggiunge un obbligo fiscale. L’articolo 48 del d.lgs. 346/1990 impedisce, in linea generale, di pagare agli eredi i crediti del defunto senza la prova della presentazione della dichiarazione di successione nella quale siano indicati. Quando la dichiarazione non è dovuta, occorre invece attestare per iscritto che ricorrono le condizioni di esonero.

Per avviare la pratica vengono normalmente richiesti il certificato di morte, i documenti identificativi degli aventi diritto e la documentazione necessaria a individuare gli eredi. Se esiste un testamento, bisogna fornire anche gli atti pertinenti, compreso il verbale di pubblicazione quando necessario. La situazione successoria può essere attestata mediante atto notorio oppure, secondo le modalità ammesse e il caso concreto, dichiarazione sostitutiva.

Non tutte le successioni richiedono gli stessi passaggi. La presenza di un minore, di una procura o di documenti provenienti dall’estero può comportare verifiche ulteriori. È quindi utile chiedere subito alla banca un elenco scritto dei documenti necessari, evitando di affidarsi soltanto alle indicazioni ricevute verbalmente allo sportello.

La dichiarazione di successione merita un chiarimento. Si tratta di un adempimento fiscale: averla presentata non risolve automaticamente ogni questione sui diritti degli eredi. D’altra parte, non è sempre obbligatoria. L’esonero opera, in particolare, quando l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo ereditario non supera 100.000 euro e non comprende immobili o diritti reali immobiliari. Le condizioni devono ricorrere insieme: non basta che il solo conto corrente abbia un saldo inferiore a quella cifra.

Sul piano pratico, ogni consegna dovrebbe lasciare una traccia. Se i documenti vengono depositati in filiale, conviene ottenere una ricevuta o una conferma scritta. Se sono trasmessi a distanza, è importante conservare il messaggio e gli allegati. Questa documentazione permette di rispondere a una domanda spesso decisiva: che cosa aveva già ricevuto la banca quando ha chiesto agli eredi di attendere ancora?

Quanto tempo può passare e quando il ritardo va approfondito

Non esiste un termine generale di trenta, sessanta o novanta giorni che risolva ogni caso di liquidazione del conto del defunto. Per valutare il comportamento della banca occorre considerare la documentazione disponibile, gli eventuali termini contrattuali applicabili e le difficoltà effettive della successione.

La data del decesso è soltanto il punto di partenza della vicenda. Per contestare un ritardo conta soprattutto ricostruire quando sia stata presentata la richiesta di pagamento e quando siano stati forniti gli elementi necessari per esaminarla.

Si pensi a due situazioni. Nella prima, la banca attende un documento indispensabile a individuare gli eredi. Nella seconda, ha ricevuto da tempo tutti i documenti richiesti, ma continua a rinviare senza segnalare alcun problema. Il numero di settimane trascorse potrebbe essere identico, ma le ragioni dell’attesa sono diverse.

Anche una richiesta di integrazione va valutata per il suo contenuto. Può essere necessaria perché dai documenti emerge una circostanza prima sconosciuta. È meno comprensibile se riguarda un allegato già consegnato o una carenza che avrebbe potuto essere segnalata fin dall’inizio. La successione di richieste, risposte e nuovi rinvii consente di capire se la pratica stia procedendo oppure sia rimasta ferma.

Una risposta come “la pratica è in lavorazione” non chiarisce, da sola, perché il pagamento non sia ancora possibile. È utile chiedere quali verifiche restino da compiere e se gli eredi debbano fare qualcosa per consentirne la conclusione.

Un ostacolo frequente riguarda la firma degli altri eredi. Non è corretto affermare che il singolo coerede debba sempre ottenere il consenso di tutti prima di far valere il credito verso la banca. L’orientamento dell’Arbitro Bancario Finanziario riconosce la possibilità di agire anche individualmente. Occorre però distinguere la semplice mancata raccolta di una firma da un’opposizione espressa al pagamento.

La decisione ABF del Collegio di Palermo n. 3396 del 1° aprile 2025 mostra il rilievo di questa distinzione: il rifiuto della banca è stato ritenuto giustificato in presenza dell’opposizione formale di un altro coerede e di una controversia sull’eredità. Prima di contestare il diniego, va quindi verificato se dipenda soltanto dalla procedura interna dell’istituto oppure da un contrasto concreto fra gli aventi diritto.

Serve un esame specifico anche quando il conto è cointestato. La facoltà di operare a firma disgiunta e la proprietà del denaro sono questioni diverse: il cointestatario superstite non diventa automaticamente proprietario dell’intero saldo. Per valutare il blocco occorre considerare il contratto, la titolarità delle somme e le eventuali contestazioni. La richiesta deve chiarire se riguarda denaro proprio del superstite oppure somme reclamate come erede.

Come contestare il mancato pagamento

Quando i contatti con la filiale non portano a una soluzione, è opportuno passare a una comunicazione formale. Continuare a telefonare può servire per aggiornarsi, ma spesso lascia poche tracce delle spiegazioni ricevute e degli impegni assunti.

Il reclamo va indirizzato all’istituto di credito, utilizzando la PEC, una raccomandata e conservando la prova della ricezione. Il contenuto dovrebbe permettere a chi lo esamina di ricostruire la vicenda senza dover cercare informazioni fra messaggi incompleti.

È utile indicare il rapporto bancario interessato, la qualità di erede, la data della richiesta di liquidazione e i documenti trasmessi. Vanno poi riportate le motivazioni del blocco, se comunicate, e le ragioni per le quali si ritiene che il pagamento debba essere eseguito.

La richiesta finale deve essere precisa. Se la pratica risulta completa, si può chiedere la liquidazione delle somme spettanti. Se la banca sostiene il contrario, va invitata a individuare puntualmente ciò che manca e a spiegare perché sia necessario. Chiedere soltanto di “sbloccare la successione” rischia di lasciare irrisolto il motivo della controversia.

Se il reclamo riceve una risposta insoddisfacente, oppure non ottiene riscontro entro il termine applicabile, si può valutare il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario. Per le contestazioni qui considerate il termine ordinario di risposta è di sessanta giorni. Il ricorso deve essere presentato entro dodici mesi dal reclamo, ferma la possibilità di formularne uno nuovo. I sessanta giorni riguardano la risposta al reclamo e non costituiscono un termine generale per liquidare l’eredità.

L’ABF può esaminare il comportamento della banca nell’ambito delle proprie competenze. Non è invece lo strumento per risolvere ogni conflitto successorio: se la questione centrale riguarda la divisione dell’eredità o diritti contestati fra familiari, occorre valutare una diversa iniziativa. La via giudiziaria va considerata anche quando siano necessarie misure urgenti, verificandone i presupposti.

Quanto al risarcimento, il ritardo non dà automaticamente diritto a una somma aggiuntiva. Occorre individuare una condotta imputabile alla banca, un danno e il collegamento tra i due. Eventuali costi sostenuti per procurarsi liquidità, per esempio, devono essere documentati e ricondotti al mancato pagamento. Il semplice trascorrere del tempo non dimostra da solo tutte queste circostanze.

Per questo conviene distinguere l’obiettivo principale — ottenere il denaro spettante — dalla richiesta di risarcimento, che richiede una valutazione ulteriore.

Quando chiedere una consulenza

Una valutazione professionale è utile quando non si riesce più a capire che cosa impedisca alla banca di pagare. Può accadere dopo ripetute richieste di documenti, di fronte alla pretesa della firma di tutti gli eredi oppure quando il reclamo viene respinto con motivazioni che non affrontano il problema segnalato.

Il lavoro parte dalla documentazione e dalla cronologia. Occorre verificare se la richiesta sia completa, se l’ostacolo indicato dalla banca abbia un fondamento e quale risultato possa essere concretamente domandato. In alcuni casi sarà necessario integrare la pratica; in altri, contestare il diniego o il ritardo con argomenti mirati.

Per un primo esame sono particolarmente utili la richiesta di liquidazione, le comunicazioni della banca, le prove della consegna dei documenti e l’eventuale risposta al reclamo. Anche sapere se vi siano opposizioni di altri eredi aiuta a individuare correttamente il problema.

Se la banca continua a rinviare la liquidazione del conto del defunto, è possibile richiedere una consulenza per valutare le ragioni del blocco e le iniziative praticabili.

DISCLAIMER: Questo articolo è un tentativo di rendere più fruibili nozioni giuridiche anche intricate. Nasce dalla necessità di limitare il legalese e il latinorum, senza offrire soluzioni semplici (e sbagliate) per questioni complesse. Questo articolo non ha valenza scientifica o accademica, e non è una consulenza legale: per ogni dubbio o informazione, consultate un avvocato!